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Le ragazze del marketing

Tags: marketing

Il team che ogni giorno racconta i valori miscusi

Il 2018 è stato un anno di grandi soddisfazioni sui social: BlogMeter ci ha inserito sul podio della sua classifica Top Brands sui Social Media: i Fast Casual Restaurants e Facebook ha raccontato di noi tra le sue storie di successo.  Fierissimi di questi traguardi e in vista delle prossime aperture, abbiamo pensato di raccontarvi un po’ meglio cosa significa per noi comunicare e come funziona il marketing in casa miscusi.

 

Una premessa e poi si parte

Dovrebbe essere scontato, ma ci teniamo comunque a sottolinearlo: il successo di un brand o di un’azienda non può mai basarsi solo sul marketing. Alla base ci devono essere sempre qualità e valori che, nel nostro caso, sono prodotti selezionati con grandissima cura, uno staff motivato e formato costantemente e il desiderio di unire il mondo attorno ai nostri piatti di pasta
Crediamo che il successo sia una combinazione di scelte: qualità, valori in cui credere sinceramente e voglia di comunicarli.

 

Le nostre scelte

Quando abbiamo aperto il nostro primo ristorante era il 18 febbraio 2017. Alberto e Filippo avevano 28 anni e Milano era, proprio come ora, una città piena di posti belli in cui passare le proprie serate o mangiare un pranzo al volo tra una riunione e l’altra. Miscusi era un brand appena nato e, ovviamente, sconosciuto ai più.

Se oggi siamo arrivati ad avere cinque ristoranti, che tra qualche settimana saranno sette con le nuove aperture di Torino e Bergamo, è anche grazie alle scelte prese più di due anni fa, quando miscusi era il nome di un’idea e aveva la forma di un cantiere:

  1. Agire d’anticipo: la nostra prima campagna social è iniziata a dicembre 2016, tre mesi prima dell’inaugurazione in Cinque Giornate. Volevamo che Milano ci conoscesse già il giorno dell’apertura, così abbiamo scelto di raccontarci partendo con un po’ di anticipo e parlando di pasta, di ricette fatte in casa e di famiglia. Esattamente in quest’ordine: abbiamo cominciato con le farine, le trafile prodotte in pastificio e le ricette del nostro menù per arrivare a raccontare un’atmosfera e i valori che da sempre ci hanno ispirati.
  2. Essere riconoscibili: la scelta di un particolare taglio fotografico è stato per noi un elemento importantissimo. In mezzo a un mondo di immagini e di input è fondamentale avere un’identità definita, memorabile e immediatamente riconducibile al brand. Il cuneo visivo miscusi, come ormai siamo abituati a chiamarlo noi, è un piatto di pasta retto da due mani che, col tempo, è diventato un simbolo fotografato da noi e dagli ospiti che ogni giorno scelgono di sedersi alla nostra tavola.

     


     
  3. Credere nei valori comunicati: fare marketing significa raccontare belle storie, far innamorare le persone del proprio brand. Per riuscirci, però, non basta essere un buon narratore ma è fondamentale conoscersi e credere sinceramente in ciò che si sceglie di comunicare. Per noi questi valori sono l’unione, la condivisione, l’importanza delle tradizioni e il calore dell’atmosfera di casa. Noi li sentiamo nostri più che mai perché arrivano dai ricordi delle nostre nonne che impastano acqua e farina, dai pranzi della domenica insieme a tutta la famiglia e dalla bellezza delle lunghe tavolate estive con gli amici. Quando vi diciamo che miscusi is family è davvero quello che pensiamo dal giorno zero. La sincerità è la prima regola per far arrivare lontano le proprie storie.
  4. Avere con sé le persone giuste: da soli si va più veloce ma con un team motivato, creativo e molto affezionato si va più lontano. Nel nostro caso il team marketing è formato da quattro ragazze: una sono io, che in questo momento sto scrivendo questo articolo, ma cercherò di essere molto oggettiva nel raccontarvi di noi e del nostro lavoro.

 

Il team marketing è donna

Comunicare, per noi, significa raccontare belle storie per innescare cambiamenti positivi. Abbiamo scelto di farlo attraverso la nostra voce, quella di chi ogni giorno cucina, trafila, parla con voi e trasmette l’identità miscusi attraverso un gesto, una ricetta o un post su Instagram. Per questo il nostro tono di voce è sempre quello di un buon amico: per noi siete davvero la grande famiglia che abbiamo sempre immaginato e non sapete quanto ci rende felici sapere che per voi è lo stesso.
Conoscete i volti di chi vi accoglie nei nostri ristoranti, ma non quelli di chi risponde ai vostri messaggi, scatta le foto che vedete sui social o organizza le feste a cui, magari, vi è capitato di partecipare. Così abbiamo pensato di presentarci, con tanto di musetti e pezzettini delle nostre vite.

Siamo quattro, tutte donne, tutte bizzarre, molto amiche.

Per tutte le altre domande potete scriverci sui social: tanto rispondiamo noi.
 

MARTINA – quella che disegna

Classe 1990, milanese DOC e laureata in giurisprudenza. Come potrete immaginare però, dopo qualche anno passato in banca e in studio legale, ha deciso che la sua strada dovesse essere un’altra. Cambia vita e arriva da miscusi pochi mesi dopo la prima inaugurazione, conservando il suo animo intellettuale ma riuscendo finalmente a unirlo a creatività e curiosità, dimostrazione che ci si può sempre reinventare raggiungendo grandi traguardi.

  • Martina fa: è la prima a far parte del team che, a quel punto, era composto da lei, Alberto e Filippo. Per questo ha iniziato occupandosi di tutti gli aspetti del marketing. Adesso si è specializzata nella strategia visual del brand. Tutto quello che vedete di noi l’ha pensato o disegnato lei, dalle illustrazioni appese ai muri dei nostri ristoranti, ai piatti fino alla carta da parati. Se da miscusi vi sentite a casa sappiate che è anche grazie a lei, che ha pensato a come farvi stare bene come se foste nel vostro salotto.
  • Martina ama: i carlini, specialmente questo (di cui Marti e Giuli vanno molto fiere); i biglietti aerei; le serie tv sul divano; l’hummus; trasformare in disegni divertenti dati complicati; Emanuele Carrère; la musica indie nelle cuffie; trovare posto a sedere in metro.
  • Martina mangia: per lei “il solito” da miscusi sono le trofie al pesto con burrata.

 

GIULIA – quella che scrive

Classe 1992 e originaria di un paesino di mille abitanti della provincia di Cuneo (non ci proviamo neanche a dirvi il nome tanto non lo conoscete). A diciannove anni si trasferisce a Torino per studiare Antropologia, a ventuno a Parigi per studiare Sociologia. Poi: torna a Torino per frequentare la Scuola Holden, ci rimane per lavoro e, quattro anni dopo, si sposta a Milano per miscusi, appunto. Nel frattempo prende voli che la portano in giro per il mondo. Per completare il cerchio tra un paio di settimane tornerà a vivere a Parigi e poi a Istanbul e magari anche in qualche altra città, per un po’. Vi scriverà da qualche chilometro di distanza in più, ma esattamente come se fosse seduta al tavolo con voi. Intanto, assecondando il suo spirito gipsy, si guarderà intorno nel caso francesi e turchi volessero assaggiare un pacchero tricolore.

  • Giulia fa: se miscusi avesse una voce parlerebbe più o meno con le sue parole. Le storie che vi raccontiamo sulle nostre pagine e tutto ciò che leggete lo scrive lei: i post sui social, gli articoli sul blog, le lavagne dei ristoranti, il menù, le risposte ai vostri commenti e anche ai vostri messaggi privati. Insomma, siamo tra amici ormai.
  • Giulia ama: viaggiare da sola; le luci accese nelle case, la sera; i cactus; Oceano Mare; avere sempre un libro nello zaino, meglio se usato; Parigi, appunto; i mercatini dell’antiquariato; gli anelli grandi; camminare.  
  • Giulia mangia: piatto preferito quando si va da miscusi sono le ruote di farro con salsa di noci, meglio se con sopra la crema di bufala.

 

CARLA – quella che fa festa

Nata nel 1996 in un paese vicino a Parigi da mamma spagnola e papà italiano. In lei convivono la raffinatezza della Francia (anche se spesso ben nascosta), il calore della Spagna e la follia dell’Italia che, all’età di diciassette anni, l’hanno portata a vivere in Colombia, per un po’. Tornata a Parigi ha studiato cucina e creato la sua azienda di catering di pasticceria. Ha lavorato in ristoranti francesi stellati fino ad arrivare da noi e scoprirsi event manager.

  • Carla fa: tutti gli eventi in casa miscusi li organizza lei: inaugurazioni, laboratori di pasta fresca, compleanni. Lei è quella che vi fa trovare i cioccolatini a San Valentino e i bicchieri di vino sempre pieni ai nostri opening. Se la vedete in giro la riconoscete: avrà pile di scatoloni in mano e starà correndo per farvi qualche sorpresa. In più, nella cucina del nostro HQ, ci prepara pranzi incredibili; non sapete cosa vi perdete.
  • Carla ama: Gabriel Garcia Marquez; le spiagge della Corsica al tramonto; lo smalto semi permanente; le lenzuola di lino in estate; il cornetto artigianale ripieno alla nocciola; raddoppiare le consonanti in parole italiane che di consonante ne hanno una sola.
  • Carla mangia: il pranzo da miscusi per lei è preceduto da almeno dieci minuti di indecisione che di solito si risolvono in un pacchero tricolore o in una carbonara con ricotta di pecora.

 

CAROLINA – quella che scatta foto

1996, Segrate. Come Marti milanese DOC e come Giuli uno spirito gipsy. Ha frequentato il liceo scientifico, con non poca fatica. Superati gli sforzi ha deciso che ne avrebbe voluti fare altri solo per qualcosa che amava veramente: così ha scelto l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Ha animo e aspetto da backpacker, gli stessi che l’hanno portata, insieme alla sua inseparabile macchina fotografica, a esplorare in solitaria il Sud-est Asiatico. Lì ha capito tante cose della vita, una tra tutte che la fotografia sarebbe stato il suo mestiere (semi cit.). Due mesi dopo la sua Laurea, ovvero questo gennaio, ha iniziato a lavorare insieme a noi.

  • Carolina fa: lei scatta foto. Di sicuro, se passate da noi, prima o poi la incrocerete. È quella con la macchina fotografica in una mano e l’iPhone nell’altra che fotografa piatti come se fosse una foodblogger e cattura ogni gesto di pastai, ospiti e cuochi per raccontarli a voi. Se non la vedete è perché sta mangiando (con la scusa di fare le foto). Quindi sappiate che quando mettete like ai nostri piatti di pasta fate felice anche Caro.
  • Carolina ama: il giallo e il rosso; i maglioni oversize; i viaggi zaino in spalla; mangiare; la Germania; la nebbia di montagna; il freddo e le cuffie di lana; le candele; le calze, ma solo se hanno disegni strani; il jazz.
  • Carolina mangia: qualsiasi piatto (sempre con la stessa scusa di scattare foto e non dover sprecare niente). Ma, dovendo scegliere, caserecce con pesto vegetariano e mandorle.

 

Momento nostalgia: molto di quello che vedete e avete visto nei mesi passati è opera di Eleonora, anche lei milanese di classe 1996, determinata così tanto da essersi trasferita a Londra per studiare ancora un po'. Lei era quella che riusciva a essere contemporaneamente social media manager, fotografa, grafica, autista, traduttrice e collega impeccabile. Se l'avete incrociata da noi probabilmente stava cantando o lanciando un karaoke di gruppo. Rimangono di lei le Polaroid sul muro, il calendario dell'avvento che ha portato in ufficio il 1 dicembre e che abbiamo finito di mangiare prima dell'Immacolata e le Playlist di musica indie, insieme all'entusiasmo e al grandissimo lavoro fatto in miscusi

 

Morale della favola 

Se dovessimo trovare la morale di tutta questa storia è che sempre nel marketing (e nella vita, visto che deve essere una morale) sono importanti i valori e le persone. Per un brand i valori sono il carattere, la ragione per cui viene scelto. Il team, invece, è fatto da chi quei valori li trasmette e, per questo, deve essere ogni giorno motivato, sincero e formato per poter crescere.

Se poi le persone che ne fanno parte sono anche amiche, curiose e un po’ squilibrate, allora, ancor meglio.