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La nostra tradizione di Natale: un pranzo con ospiti speciali

Tags: Natale, tradizioni, beneficenza

Tradizióne s. f. [dal lat. traditio -onis, propr. «consegna, trasmissione»: Trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze [1].

Tradizione, lo sapete, per noi significa tante cose. Vuol dire famiglia, ricordi, insegnamenti, condivisione, belle storie. E se c’è una giornata che parla di questi valori, quella è proprio il Natale. Così, dallo scorso anno, abbiamo creato una tradizione di Natale tutta nostra, che si ripete ogni 25 dicembre tra risate, racconti e piatti di pasta: uno dei nostri ristoranti milanesi, per quest’anno miscusi Colonne, apre le proprie porte addobbate a più di cento ospiti che altrimenti non avrebbero nessuno con cui condividere una giornata così importante, che dovrebbe essere fatta solo di festa e bei ricordi.   

I nostri ospiti, infatti, sono anziani soli, spesso con figli e nipoti lontani o senza una famiglia. Così, per un giorno, diventiamo noi nipoti e figli, sedendoci con loro alle nostre tavolate, ascoltandoli raccontare storie lontane, condividendo forchettate di pasta e cucchiai di tortellini in brodo, giocando a carte, cantando insieme ai nostri musicisti e sfidandoci a tombola.

Perché il Natale in casa miscusi deve essere un Natale degno delle migliori tradizioni. Si inizia con un pranzo in compagnia, con chiacchiere e risate in sottofondo. Sul tavolo: antipasto dall’orto, ovviamente tortellini in brodo e poi i nostri grandi classici, Pacchero Tricolore e Caserecce con pesto mediterraneo. A seguire burrata, bruschetta e parmigiana e per finire crostata, tiramisù, biscotti e frutta secca.
A stomaco pieno, poi, si gioca a tombola, a Scala e al Mercante in fiera e si canta accompagnati da voce e chitarra dei nostri musicisti di fiducia. Una nota che teniamo a sottolineare: il pezzo forte della giornata di ieri è stato il ballo. I nostri nonni sono partiti con danze e salti su canzoni Rock&Roll che hanno movimentato l'intera giornata.
Nel frattempo, per chi non se la sente di fare attività troppo movimentate, si raccontano e si ascoltano storie, come a ogni pranzo in famiglia che si rispetti.

I nostri nonni acquisiti, quest’anno, sono stati più di cento insieme ai loro accompagnatori, parte di Associazioni che da sempre ci sostengono in questo progetto: Seneca, Opera Cardinal Ferrari, Fondazione Somaschi e Fondazione Aquilone.

Oltre al supporto delle Associazioni molti di noi, dall’Headquarter alle squadre dei ristoranti, si sono messi a disposizione come volontari per aiutare preparando piatti in cucina, servendo in sala o dando una mano nell’organizzazione. Ci hanno tenuto compagnia, e aiutato, le nostre famiglie: figli, consorti, genitori e parenti allargati hanno preso parte alla giornata per passare un Natale davvero fatto di condivisione.
Anche i nostri produttori più affezionati hanno contribuito con regali e offerte, rendendo così ancora più speciale una giornata già così grande.

 

Adesso però torniamo al pranzo di Natale di ieri, seduti intorno alle nostre tavolate con ospiti sorridenti e chiacchieroni. Davanti a noi un bel piatto di pasta, qualche addobbo e tante belle storie:

  • Rosalia, detta Lia, 78 anni, Napoli
    Lia è una signora energica che ama raccontarci di lei, delle sue passioni e della sua vita degna di una grande sceneggiatura. Di origini poco distanti da Napoli, in una Pasqua di tanti anni fa è partita dalla Campania per fare visita a lontani parenti che vivevano a Milano. Il piano era quello di rimanere in città qualche giorno, impararne ogni angolo e poi tornare a casa dalla sua famiglia con nuovi splendidi ricordi. Milano, però, le è piaciuta così tanto che alla domanda dei parenti “Ma perché non resti qui?” lei ha risposto “Sì, resto”.  “Ho scritto a mio papà - Papà non torno più a casa -. Lui è partito con il primo treno per venirmi a riprendere ma non è riuscito a convincermi, e io sono rimasta qui. Ho scelto Milano perché è una città che ti accoglie, fin dai tempi che furono”.
    I ricordi legati al Natale, però, partono dalla Campania dove si comincia a festeggiare sin dalla Vigilia. Il menù è a base di pesce con gli immancabili spaghetti alle vongole. A seguire una frittura di baccalà e capitone e un’insalata “di rinforzo” fatta di papaccelle, ovvero peperoni corti e tondi preparati ripieni e conservati nell’aceto o in salamoia. Per concludere non possono mancare frutta secca e dolci, in particolare il Roccocò che Lia racconta aver segnato un’intera epoca a Napoli. Se poi il Roccocò non bastasse si aggiungono anche i mustaccioli e pasta di mandorle.
    Dopo una Vigilia così importante, il giorno di Natale è dedicato a mangiare gli avanzi con l’aggiunta del piatto della tradizione: Cappone lesso con scarola e verdure. Le tradizioni vanno rispettate dall’inizio alla fine.

 

  • Mirella, 77 anni, Treviso
    Mirella è una tipa tutta pepe. Dal 1946 vive a Milano, arrivata in città da bambina insieme alla mamma rimasta vedova. La sua è stata una vita piena di incontri e novità: un lavoro da colf nelle case di famiglie milanesi, una figlia che adesso non c’è più e una città che è da subito diventata casa. I suoi ricordi legati al Natale sono tavole addobbate con pasta al forno, arrosto, faraona e tanti dolci.
    E, perché lo sappiate, augura a tutti un 2020 con le tre S: “salute, soldi e sesso”. Grazie Mirella.

 

  • Azina, 71 anni, Ucraina 
    Azina ha allegria e sorriso contagiosi. In Italia da 19 anni, il suo accento racconta ancora di Europa dell’Est e delle sue origini. Vive a Milano ed è sposata con un milanese, “per questo mangio la cassoeula (che lei pronuncia teneramente “cashola”) e adoro questa tradizione”. Del Natale in Ucraina, invece, ricorda il maiale con le patate. “Questi ultimi Natali, però, li ho passati qui con voi di miscusi e ne sono felicissima. Anche se lo scorso anno c’era il salmone e quest’anno non più. Me lo ricordo eh! Questa volta non sarà arrivato dalla Norvegia”. Beccati sul cambio di menù.

 

  • Mara, 72 anni, Reggio Calabria 
    Mara porta i suoi 72 anni con un’eleganza che gliene toglie almeno dieci. È a Milano dal 1965, stesso anno del suo matrimonio. Quando è arrivata a Milano non era così entusiasta. “Volevo tornare in Calabria, non vedevo l’ora. Poi sono rimasta qui, ho avuto due figli, ho iniziato a lavorare nei ristoranti e, alla fine, in Calabria non ci sono più tornata nemmeno una volta”. Da ex cuoca e cameriera il suo parere sul nostro pranzo di Natale è stato del tutto positivo, e noi ci sentiamo lusingati e sollevati.  

 

  • Nick, 65 anni, giramondo
    ​​​​​​​Nick ha fatto per tutta la vita il “cuoco di cucina”, come dice lui: “Chef, alla francese, non mi si addice”. La sua carriera è iniziata in un Hotel delle Bermuda, è proseguita per otto anni su una nave da crociera, per un anno a San Diego, per quattro in Sudafrica e poi per venticinque in Thailandia, la sua terra del cuore dove vive ancora oggi. “La Thailandia è la terra dei sorrisi, quelli che non sempre si vedono altrove. Oggi però, qui da voi, i sorrisi non mancano e io ne sono molto felice”.

 

Questo Natale ha significato per noi il consolidarsi di una tradizione che vogliamo continuare a portare avanti insieme alle nostre famiglie e ai meravigliosi ospiti che ogni anno vorranno condividerla con noi.

È stato un Natale indimenticabile e genuino, proprio come lo abbiamo sempre sognato, fatto di persone care e condivisione. Una di quelle giornate che scaldano il cuore e fanno tornare a casa più leggeri. E noi siamo sicuri che il vero senso del Natale sia proprio questo.

Fonti

[1] Treccani, Tradizióne, http://www.treccani.it/vocabolario/tradizione/