Blog

Mattia: da disegnatore a mastro pastaio

Tags: miscusi family, storie, arte, pastificio, pastaio, pasta fresca

Quando anche la pasta fresca è un’arte

La miscusi family sta diventando sempre più grande e, quello che ci piace di più, è che ogni persona che la compone porta con sé un pezzo di mondo e di storie speciali.  

Per esempio: Marco è entrato a far parte della miscusi family dopo aver lavorato per più di un anno a Dubai; Carla si è trasferita a Milano dopo aver vissuto in Francia e in Colombia; Martina da giurista è diventata communication specialist e Nic, francese trapiantato a Londra, è arrivato da miscusi per lavorare come runner, senza conoscere l’italiano: oggi è area manager, con un italiano un po’ francese e un po’ inglese che fa molto ridere.  
 

Vogliamo raccontarvi tutte le nostre storie perché sono belle e, come tutte le belle storie, insegnano tanto. Così oggi iniziamo da quella di Matti, il nostro mastro pastaio.
Chi è già passato dai nostri ristoranti per un piatto di pasta lo conoscerà: testa pelata, tatuaggi e un sorriso simpaticissimo che sbuca dentro il pastificio. Il suo lavoro è quello di produrre ogni giorno le nostre trafile fresche e di insegnare ai nuovi pastai i trucchi del mestiere.

 

 

Quello che di Matti stupisce è che, prima di diventare mastro pastaio, ha fatto un bel po’ di giri lontani e affascinanti, che lui racconta con la semplicità e la confusione che da sempre lo contraddistinguono.

La sua storia è più o meno questa.
Appassionato di cinema, disegni e musica si è diplomato a Milano, al Liceo Artistico, e subito dopo ha deciso di trasferirsi a Firenze: quale migliore città per proseguire sulla strada dell’arte? In Toscana ha studiato illustrazione e cinema e, come dice lui, “tiravo avanti tra opere commissionate e piccole mostre”. Nel frattempo disegnava e imparava anche a tatuare, convinto che ci fosse ancora qualcosa che non sapeva di sé. Per questo, in mezzo al periodo fiorentino (che a dirla così fa molto artista rinascimentale) ci sono stati sei mesi a Londra, per respirare un po’ di aria nuova e lasciarsi ispirare: per uno come Matti i nuovi stimoli sono sempre stati fondamentali e, parte della sua elettricità, sta anche in questa curiosità che tanto ci piace di lui. Londra è stata nuovi incontri, nuovi luoghi del cuore e anche la prima parete illustrata su commissione. “Impalato davanti a un muro a disegnare ho capito che quella era una vita affascinante e molto divertente ma sentivo il bisogno di cambiare e, un’altra volta, era necessaria un'inversione di rotta”.
Così, portando con sé i suoi disegni, è tornato a Milano, appena in tempo per miscusi che, in quel periodo, stava per aprire il primo locale in Cinque Giornate: una scommessa, un po’ di disordine e molta voglia di diventare grandi.  

 

 

Sono arrivato quando ancora il primo ristorante era un cantiere e non dimenticherò mai le giornate passate a spellicolare la cucina nuova: io, lo chef, Alberto e Filippo. E guarda ora: è passato poco più di un anno, stiamo aprendo il quinto locale e io insegno il mio mestiere ai nuovi pastai. Contro ogni mia aspettativa sto crescendo all’interno di una bellissima realtà che mi permette di essere me stesso in modo semplice, come avrei sempre voluto”.

Oggi essere parte della miscusi family significa lavorare in un team che conta 120 persone, di cui più di 10 sono pastai, almeno due per singolo ristorante. Tutti i nostri pastai sono giovanissimi, con un’età che va dai 18 ai 24 anni. Molti di loro arrivano da scuole alberghiere e di cucina. Altri invece dalla passione per un lavoro sincero, con una lunga storia. Vedere ragazzi così giovani portare avanti tradizioni così antiche ci rende tanto orgogliosi. A noi piace dire che quello del pastaio è un mestiere terapeutico: servono meticolosità, precisione, cura e attenzione al dettaglio. Così tanto terapeutico che, nei nostri pastifici, i ragazzi lavorano con la loro musica preferita nelle casse: immaginatevi i gesti delicati di un artigiano con, in sottofondo, le canzoni che amate di più. Fa stare bene, non è vero?

 


Ecco, Matti è questo: un mastro pastaio con la passione per musica e cinema, la mano di un illustratore, l’hobby del tatuatore e la personalità da artista, divisa “tra una parte che cerca di risolvere il cubo di Rubik e l’altra che lo disfa continuamente”.

Perché in fondo fare la pasta è un’arte, proprio come disegnare o comporre un brano: servono gli ingredienti giusti, molta passione e la sensibilità di chi quel gesto ce l’ha già dentro. Per questo, per essere un bravo mastro pastaio, non basta mettere insieme acqua e farina: bisogna conoscere origini e tradizioni, saperle unire nel modo giusto e poi riuscire a raccontarle agli altri.
Se il mastro pastaio avesse un completo, un po’ come Willy Wonka, con cui girare nel suo regno di glutine sarebbe molto più evidente il suo lato artistico. Per me, comunque, niente Umpa Lumpa; mi bastano le mamme pastaie alle nostre feste di inaugurazione”.  

Noi siamo così tanto affezionati alla storia di Matti, perché dimostra che ci sono sempre modi inaspettati per esprimere quello che siamo e vale la pena esplorarli tutti, anche quando portano dai tatuaggi ai paccheri.   

Adesso, quando accanto ai nostri pastifici leggerete “Siete pregati di disturbare il pastaio” avrete nuove domande con cui farlo e, per darvi un argomento in più di cui discutere, potete anche sbirciare la sua pagina Facebook o dare un'occhiata ai suoi disegni qui sotto.

 

 

Ogni volta in cui assaggiate un piatto di pasta fatto da noi, ricordate sempre che dentro ci sono storie di viaggi, cambiamenti e passione, proprio come quella di Matti.

Godetevele e buon appetito.